Patrizia Bovolin

Caro Aldo,

parto da un ricordo lontano lontano… quel 19 marzo 1986 in cui mi sono laureata con una tesi di argomento allora a te molto caro: “Il problema della coesistenza di neuropepetidi e/o neurotrasmettitori. Il contributo fornito dall’immunocitochimica”. Ovviamente eri tu il mio relatore e ispiratore, e a quel tempo i tuoi progetti erano molto vicini a quelli di Fosca. I modelli su cui avevo lavorato con te erano i più vari: ipotalamo di anfibi, sistema abenulo-interpeduncolare e sistema enterico di ratto.

E’ così che mi hai trasmesso la passione per neuropeptidi/ neurotrasmettitori e per gli aspetti evolutivi (di questo ti sarò eternamente riconoscente!), tanto che dopo la laurea ho cercato un laboratorio di ricerca all’NIH che lavorasse su queste problematiche. Avevo fretta di partire, e siccome per andare all’NIH avrei dovuto aspettare almeno 6 aldo_25mesi, accettai invece di andare dove mi avrebbero preso subito: alla Georgetown University di Washington D.C., dove in uno dei lab dell’FGIN cercavano urgentemente una persona esperta di immunoistochimica (quando si dice la fortuna…). Io avevo ricevuto un ottimo training nel tuo lab, si fecero raccontare cosa sapevo fare e mi presero. Così cominciò la mia lunga avventura americana!

Ricordo che soprattutto all’inizio mi scrivevi molte lunghe lettere in cui mi raccontavi la vita dell’istituto e i progetti (soprattutto gli anticorpi) su cui lavoravi allora. Io all’inizio ho lavorato su un peptide un po’ misterioso (il DBI) e poi sulla C

Intrigata dalle neuroscienze, alla fine del primo anno negli States decisi di intraprendere un PhD sempre alla Georgetown University, immaginando di continuare ad usare tecniche morfologiche. Ma successe un imprevisto: il mio supervisor finlandese tornò improvvisamente nel suo paese, e io fui affidata dall’allora capo dell’FGIN (Erminio Costa) ad un biologo molecolare. Così entrai in una serie di problematiche per me nuovissime e affascinanti…. Un percorso che durò quasi altri 5 anni e che forse mi ha un po’ allontanata dalla morfologia. Di cui però ho sentito periodicamente la nostalgia: il forte potere di attrazione delle forme molteplici delle cellule nervose mi è sempre rimasto nel profondo, anche se le mie tecniche sono diventate principalmente molecolari. Negli anni di PhD ho lavorato sul recettore GABAA in colture gliali e neuronali e nel cervelletto durante lo sviluppo, provando a clonare nuove subunità, applicando nuovi metodi di quantificazione del messaggero, collaborando con elettrofisiologi, etc… Invece tu ti saresti mosso nel frattempo a grandi passi e con grande successo verso il sistema olfattivo. E così, quando sono tornata dopo molti anni nel mio vecchio dipartimento a Torino, il tuo lab aveva cambiato quasi caldo_26ompletamente progetti: niente più ipotalamo di anfibi, ma tanto sistema olfattivo di mammifero. I primi mesi per me sono stati durissimi… è stato come muoversi in un terreno sconosciuto, anche se tu tiravi molto bene le fila di un lab in continua espansione! Il resto sarebbe troppo lungo da raccontare, rubo ancora un po’ di spazio solo per ricordare una bellissima gita… ops! volevo dire un bellissimo congresso a Siena fine anni ‘90, con tutti i migliori olfattologi del mondo. Abbiamo viaggiato insieme in auto con Luca Bonfanti alla guida e Adam Puche da Baltimora, ricordi? (nella foto l’arrivo davanti a casa tua). Io ricordo le tappe culinarie, i meravigliosi assaggini di specialità senesi, il vin santo, il buon umore, l’olfatto a 360°, tutto mescolato a grande scienza! parto da un ricordo lontano lontano… quel 19 marzo 1986 in cui mi sono laureata con una tesi di argomento allora a te molto caro: “Il problema della coesistenza di neuropepetidi e/o neurotrasmettitori. Il contributo fornito dall’immunocitochimica”. Ovviamente eri tu il mio relatore e ispiratore, e a quel tempo i tuoi progetti erano molto vicini a quelli di Fosca. I modelli su cui avevo lavorato con te erano i più vari: ipotalamo di anfibi, sistema abenulo-interpeduncolare e sistema enterico di ratto. E’ così che mi hai trasmesso la passione per neuropeptidi/ neurotrasmettitori e per gli aspetti evolutivi (di questo ti sarò eternamente riconoscente!), tanto che dopo la laurea ho cercato un laboratorio di ricerca all’NIH che lavorasse su queste problematiche. Avevo fretta di partire, e siccome per andare all’NIH avrei dovuto aspettare almeno 6 mesi, accettai invece di andare dove mi avrebbero preso subito: alla Georgetown University di Washington D.C., dove in uno dei lab dell’FGIN cercavano urgentemente aldo_27una persona esperta di immunoistochimica (quando si dice la fortuna…). Io avevo ricevuto un ottimo training nel tuo lab, si fecero raccontare cosa sapevo fare e mi presero. Così cominciò la mia lunga avventura americana! Ricordo che soprattutto all’inizio mi scrivevi molte lunghe lettere in cui mi raccontavi la vita dell’istituto e i progetti (soprattutto gli anticorpi) su cui lavoravi allora. Io all’inizio ho lavorato su un peptide un po’ misterioso (il DBI) e poi sulla CHAT, come testimonia una delle tue lettere (vedi qui sotto).
Negli ultimi 10-12 anni mi sono adattata al serissimo lab di Isabelle e questo ha contribuito a tenermi a distanza da quel modo meravigliosamente fasoliano di fare scienza, anche se l’ho pensato spesso con nostalgia! Il destino vuole che adesso dopo tanti anni, con il trasferimento di Isabelle e ritrovandomi in un progetto recente iniziato con Fosca (che mi manca tanto!) io torni ad occuparmi di ipotalamo e di evoluzione. Sarà come ritornare alle origini e chissà che da vecchia allieva qualche volta non possa cercare il tuo aiuto? Con sincero affetto e auguri di tanta bella attività futura con noi. Patrizia

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