Enrico Alleva

Aldo, conduttore, condottiero e conducente

Riflettere sul ruolo di un personaggio generoso e complesso come Aldo sulla mia generazione di ricercatori non è azione facile, per la sua complessa poliedricità e per la sua inesauribile azione di stimolo e, soprattutto, di concretissimo ausilio.

Aldo, a inquadrarlo “tassonomicamente” nei miei ricordi è stato un anatomista. Ma lo è stato e lo è tuttora in forma leggiadramente completa: tiene in grande conto sia le topografie e cartografie cerebrali (con Luigi Aloe ci giovammo moltissimo delle sue competenze per esplorare il piccolo ma complesso ipotalamo) sia, per trasposizione, qualsiasi problema che necessiti di venire inquadrato –in una logica topografica– compreso, e avviato a un’efficace soluzione.

Aldo ha perseguito l’anatomia comparata, disciplina certamente sottoposta più di altre a una evoluzione rapida e sostanziale. In questo e per questo Aldo è stato un evoluzionista convinto e concreto. Né poteva essere diversamente, in un’istituzione torinese nella cui aula dei seminari troneggiava il ritratto del protoevoluzionista locale Filippo de Filippi, elemento storico assai rilevante per i primi passi del darwinismo italiano. La Torino lombrosiana, culla fertile di un solido positivismo di elevato standard europeo, resta la cornice più solida ed elegante per quanti in questa austera e capitale città hanno avuto ad adoprarsi per il progresso delle scienze – e non solo.

Ed è probabilmente per questo incedere della cultura scientifica locale (e poi nazionale e più di recente internazionale) che Aldo, fenomeno raro per la sua generazione, si è così decisamente dedicato a diffondere la cultura scientifica.

Ovviamente, il filone darwiniano e comparativo è stato in qualche modo il tracciato primigenio, ma poi l’espansione è andata ben oltre. In questo, Aldo è stato molto concreto, pienamente multimediale, dalle mostre e dalla fertile attività museologica ai libri (dai tomi accademici a riusciti dizionari), ai pannelli per le mostre interattive, fino ai documenti sul darwinismo minacciato, organizzati per la diffusione telematica sull’austero portale dell’Accademia dei Lincei. Aldo ha diffuso conoscenza scientifica, soprattutto bio-evoluzionistica, in tutti i modi e quasi con ogni mezzo. E in questo mi è e ci è stato maestro. L’avventura con epicentro torinese dell’elegante mensile “L’indice dei Libri del Mese”, per il quale ha svolto anche ruoli direttoriali, rimane un unicum per qualità e soprattutto sopravvivenza, oramai ultraventennale: è lì che saperi e discipline diverse, infrangendo barriere e saltando steccati si sono regolarmente fusi e amalgamati, senza mai accatastarsi né produrre disomogeneità per un lettore sufficientemente sofisticato. Il ruolo di Aldo nell’editoria scientifica e nell’editoria in generale è stato massiccio e intenso, robustamente cartaceo ma saggiamente digitalizzato o digitalizzabile.

Ma c’è un Aldo diverso, mai antiaccademico ma sempre utilmente ironico. Nel settembre del 1994, di notte sulla spiaggia ad Acquafredda di Maratea, quando mi ero convinto che due dei partecipanti alla nostra scuola NATO, dispersi su di un pattino, fossero in pericolo o già annegati, e mi apprestavo a lanciare i massimi allarmi possibili, Aldo seppe trattenermi: i due fecero lento ritorno. Ma quante altre volte, anche di recente, mi sono ritrovato in situazioni che per indole mi avrebbero messo nel panico e che invece Aldo risolveva e dispiegava, mentre io mi trovavo ammatassato in fumose stradine e viottoli nei quali non mi riusciva proprio di scorgere alcuna via d’uscita?

E so bene e sono lieto di testimoniare quanto altri della mia generazione e regolarmente lontani dalaldo_02le precise discipline accademiche di Aldo si sono giovati della sua sagace e, ripeto, generosa influenza.

Eravamo giovanissimi a un convegno della Unione Zoologica Italiana a Siena e già Aldo, esercitava su di noi un’influenza formativa. Ci spiegava con l’esempio, riusciva a risultare attraente ed empatico, una sorta di fratello maggiore che con noi condivideva passione e voglia di cambiare il mondo, anche e soprattutto quello scientifico. Ed era già un mutante Aldo, perché l’ambiente in cui si muoveva tanfava di una staticità opprimente. Aldo ci apriva altre chiavi di analisi, ci insegnava soprattutto a giudicare colleghi ben più anziani in termini di originalità e di merito, di sincerità e di correttezza. E non lo ha mai fatto da rivoluzionario, ma sempre con la forza e l’energia dell’oppositore ragionevole, divenendo in forma soffusa, un leader di livello nazionale e di fatto un riferimento anche per gli altri colleghi che noi stessi andavamo formando.

Aldo lo ricordo con le sue curiosità anatomico-funzionali degli anfibi dei primordi, ma ha lasciato e continuerà a lasciare prospettive assai originali in molti altri settori, non ultime quelle cellule staminali che al momento rimangono, più o meno fortuitamente e fortunosamente, di gran moda.

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