Daniela Taverna

Caro Aldo,
Spesso raccontiamo ai nostri studenti che I percorsi accademici/scientiKici devono essere lineari e pianificati…Non è sempre cosi! Sono “approdata” nel tuo laboratorio abbastanza per caso, alla ricerca di un progetto di tesi di laurea, senza un interesse particolare per le neuroscienze. Anzi, consapevole della mia curiosità per le patologie, in particolare per le neoplasie. Convinta di poter lavorare con un mentore appassionato dei suoi studi, orgoglioso del suo ruolo accademico, divertente, entusiasta della vita scientifica e del quotidiano. Ti vedevo cosi, a lezione o quando ti incontravo nei corridoi dell’Università.

Ho trascorso circa due anni nel tuo laboratorio. In quel periodo ho imparato dei rudimenti della neurobiologia (Ero giovane!) ma soprattutto ho scoperto quanto fosse divertente cimentarsi in un quesito scientiKico, partecipare a incontri scientifici (ti ricordi le conferenze dei “Giovani Ricercatori”?), elaborare quei pochi dati per la mia tesi, convivere con quel mentore che era davvero come me l’ero immaginato. Contenta di essere in un laboratorio con poca strumentazione sofisticata ma frequentato da gente appassionata.

Terminata la mia tesi ho prediletto la ricerca oncologica e cosi mi sono allontanata, prima spostandomi di stanza, poi cambiando paese un paio di volte. Sono stata fortunata e dopo di te ho incontrato altri mentori fantastici, entusiasti del loro mestiere, che mi hanno insegnato tanto. Ma, certamente, se quel giorno ormai lontano, non fossi arrivata, più o meno casualmente, da te, in Via Accademia, in contemporanea con Bruno, la scienza non sarebbe diventata parte del mio quotidiano. Ne sono sicura. “Sei tu il colpevole!”. Di te porterò sempre appresso il tuo sorriso, la tua voglia di vivere, di sperimentare, quel tuo sguardo vispo capace di identiKicarci a distanza e di cogliere I nostri pensieri. Grazie Aldo!

Con Affetto, Daniela

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